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Crisi dell’agricoltura in Campania

Mentre scrivo il titolo eloquente di questo articolo: “Campania, agricoltura in crisi” ripenso alla fotografia che ho scattato oggi dal balcone di casa mia . Molte delle percoche meravigliose (una varietà di pesche) che la mia terra produce vengono vendute a 30-40 centesimi di euro al chilo, la metà di quanto venivano vendute l’anno scorso, molte altre vengono lasciate marcire: non vale la pena neanche coglierle. E proprio in quest’ultima settimana due diversi coltivatori mi hanno confidati scorati che hanno dovuto buttare la loro frutta perché vale troppo poco. Ma che cosa sta succedendo, e soprattutto: che cosa possiamo fare per costruire un’alternativa?

Così raccontano alla Coldiretti di Napoli:

I mercati tradizionali non ritirano. Rispetto all’anno scorso la grande distribuzione sta ritirando il 60% in meno e il prodotto di taglia più piccola non ha trovato il tradizionale sbocco sui mercati dell’Europa dell’Est, mentre per i quantitativi da destinare a succhi e marmellate vengono offerti dall’industria non più di tre centesimi per la maggior parte della produzione e i prezzi riconosciuti ai frutticoltori non coprono nemmeno i costi di produzione”. Risultato: ”Il prodotto locale resta abbandonato sugli alberi, a danno di consumatori e imprese, con ripercussioni anche per il prossimo futuro perché, quasi a fine campagna di raccolta, oltre ad essere gravemente compromessa la remunerazione di un duro lavoro, con questo stato di crisi sarà veramente difficile pagare i fornitori, la concimazione, la potatura, le rate dei mutui bancari e quelle contributive”. 

Eppure la campagna dirimpetto a casa mia è così fertile e ben curata…

campania agricoltura

 

 

Certo, chi vende direttamente al pubblico e ha una clientela sufficiente può ancora collocare la maggior parte dei propri prodotti, ma per tanti altri coltivatori – più piccoli e/o meno strutturati -, dopo aver cercato di regalare qualche cassetta di frutta o di verdura, resta solo la “soluzione” di buttare il raccolto o di lasciarlo marcire sugli alberi, sulle piante. Questa, ovviamente, non è la crisi dell’agricoltura in Campania, ma in tutto il Paese, e non da ieri.

Immaginate quanti campi vengono ancora oggi coltivati a Marano, Mugnano, Calvizzano, Villaricca, Qualiano e nella stessa Chiaiano, e provate a immaginare quante tonnellate di frutta e verdura vanno sprecate ogni anno. Molte, molte tonnellate. Cioè, per darvi un’idea, immaginate il reparto frutta e ortaggi del vostro supermercato di fiducia colmo fino al soffitto di prodotti. Bene, tutti quelli andrebbero buttati. E magari stiamo decisamente bassi.

frutta marcire protesta

 

Come sconfiggere la crisi dell’agricoltura?

Premettiamo: una ricetta universale non ce l’abbiamo. Probabilmente non esiste. Certo però possiamo combattere la battaglia ciascuno nel proprio territorio, anche se mai quanto oggi tutti i mercati nazionali sono così strettamente interconnessi. Sicuramente non possiamo permettere che questi sprechi vadano avanti indiscriminatamente anno dopo anno. Eppure noi stessi facciamo parte di quel mercato che cambia capricciosamente gusti e di colpo manda al macero tonnellate di prodotti buoni e di qualità. Sono insomma le nostre scelte a far sì che la crisi dell’agricoltura, in Campania come altrove, possa rientrare gradualmente fino a convogliare tutti gli sprechi lì dove necessario, lì dove servono, tramutandoli in valore non solo monetario ma soprattutto reale, umano, etico.

Ma non sarebbe stupendo se i prodotti della nostra terra potessero arrivare facilmente sulle nostre tavole? Faremmo del bene ai coltivatori, al territorio e a noi stessi.

Forse dobbiamo (ri)cominciare a pensare in questa direzione, a partire da un contesto locale, da ciò che è alla portata dei nostri sguardi.

Se volete approfondire la notizia di oggi riguardante la crisi dell’agricoltura in Campania, date un’occhiata qui.

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Francesco Panzetti

38 anni, sono laureato in archeologia romana. Sono stato libraio, editore, organizzatore di eventi e responsabile comunicazione e marketing di Archeologia Attiva. Attualmente, come consulente in User Experience Design, mi occupo di applicazioni mobile e marketing territoriale.
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