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Eremo di Santa Maria di Pietraspaccata: un angolo di Umbria a Marano (seconda parte)

Santa Maria di Pietraspaccata si chiamava ancora eremo del Salvatoriello quando un certo Cesare Bayano (i Baiano di oggi, cognome molto diffuso nella zona) donò un moggio di terra per il romitorio. Doveva essere una persona benestante, perché per averne ceduto uno doveva possederne molti altri. Ma a chi lo aveva donato? A chiederglielo erano stati due aspiranti eremiti: Nicola D’Onofrio e Alfonso Amitrano. E così abbiamo una storia e anche i nomi e cognomi dei due uomini che hanno dato la forma attuale al romitorio.

Non conosciamo i loro volti, ma ognuno di noi può immaginarli come meglio crede. Vestiti dei loro sai, con le barbe lunghe e gli sguardi mansueti, erano dediti alla preghiera in un rapporto profondo con la Natura, curavano probabilmente un orto e forse davano ospitalità ai viandanti. Ci disponiamo a semicerchio attorno alla nostra guida, Lidia Padricelli, e all’eremo. Lidia ci racconta la storia del luogo — di quel poco che se ne sa — e ci descrive quegli ambienti al piano superiore che, per motivi di sicurezza, non si potrebbe visitare. Eppure, nonostante proprio il 10 di questo ottobre il Comune di Marano e la Curia di Pozzuoli (proprietaria del bene) si siano incontrati (il comunicato stampa qui) per discutere del possibile rilancio di Santa Maria di Pietraspaccata, il nostro eremo versa ancora in precarie condizioni statiche. Vandalizzato più volte, derubato della statua della Madonna oggetto del culto da parte della comunità locale, esposto alle intemperie e per di più, come riferiscono molte persone, con l’ingombrante vergogna di una fogna a cielo aperto che dalla collina dei Camaldoli sversa direttamente nel vallone di Foragnano. Una sorte simile a quella della chiesa di San Giovanni Battista a Nazareth, sull’altro versante dei Camaldoli (qui la notizia pubblicata su “Il Mattino”, mentre qui e qui due interessanti articoli del prof. Fabio Maniscalco sul complesso), e che testimonia di un problema che i Camaldoli creano all’ambiente e al patrimonio a causa di un inefficiente ed antiquato sversamento delle acque reflue.

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Recentemente sul web è circolata la notizia che sarebbe possibile che la zona venga interdetta all’accesso per motivi statici: è indubbiamente importante per il Comune di Marano salvaguardare la salute di coloro che si recano all’eremo di Pietraspaccata, così come è prudente cautelarsi contro le conseguenze legali di malaugurati incidenti, ma speriamo che l’interdizione, se verrà disposta realmente, non si prolunghi un giorno più del necessario.

Invece è urgente che la cittadinanza di Marano cominci ad interrogarsi sul futuro dell’eremo: come vogliamo preservarlo? Come intendiamo comunicarlo? Il turismo, per poco che sia, è già un dato di fatto: ogni tanto qualche gruppo muove i propri passi alla volta del vallone di Foragnano, ma è ancora troppo poco rispetto alle potenzialità di questo luogo straordinario nel quale (è bene ricordarlo) le famiglie residenti sono le prime custodi della chiesa rupestre, detenendone le chiavi, prendendosene cura attraverso periodiche pulizie ed effettuando un servizio di vigilanza spontanea che la dice lunga sul loro senso di appartenenza a questo angolo speciale di Marano. Noi tutti dovremmo dare un contributo, stimolando l’amministrazione comunale a fare tutto quanto necessario per rendere Santa Maria di Pietraspaccata un luogo nuovamente accessibile in sicurezza: un’eventuale interdizione dovrebbe infatti lasciare quanto prima lasciare il posto ad una messa in sicurezza anche temporanea ma dignitosa, anche se sarebbe auspicabile che il Comune ricercasse i fondi per un lavoro più incisivo sulle parti della struttura che versano in condizioni più critiche. A questo punto si dovrebbe pensare almeno a fare chiarezza — se non ad intervenire con opere di convogliamento — sull’esistenza di una fognatura a cielo aperto che dai Camaldoli scende proprio nel vallone di Foragnano, compromettendone molto probabilmente l’equilibrio ambientale. In terzo luogo bisognerebbe approntare pannelli informativi sul posto ed una segnaletica che dalle principali direttrici di accesso a Marano conduca fino all’eremo. In quarto luogo sarebbe necessario far vivere il luogo attraverso un sistema di eventi, ai quali ciascuno di noi dovrebbe essere chiamato a concorrere. Ovviamente PIÙ sarebbe ben felice di dare un contributo.

Di passi da fare ce ne sono, certo. Ma abbiamo già cominciato a muoverci e penso che Pietraspaccata sia un luogo troppo bello perché ci possiamo fermarci 🙂

Ci torneremo presto: se vuoi visitare l’eremo insieme a me scrivici!

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Francesco Panzetti

38 anni, sono laureato in archeologia romana. Sono stato libraio, editore, organizzatore di eventi e responsabile comunicazione e marketing di Archeologia Attiva. Attualmente, come consulente in User Experience Design, mi occupo di applicazioni mobile e marketing territoriale.

2 comments for “Eremo di Santa Maria di Pietraspaccata: un angolo di Umbria a Marano (seconda parte)

  1. Gianluca
    19 giugno 2017 at 11:03

    Salve sono Gianluca Vecchi appassionato visitatore delle nostre bellezze. Vorrei visitare l’Eremo, na fino ad ora non sono riuscito a trovare qualcuno che conoscesse i luoghi. Ora, fortunatamente, mi sono imbattuto nel vs sito……ed eccoci qua.
    Mi fareste veramente felice ad organizzare questa visita. Vi lascio il mio cell. per eventuali contatti.: 339 4157271
    Grazie
    Saluti Luca

    • 15 aprile 2018 at 20:01

      Ciao Gianluca. Per info ci contattati al numero 3348326555. Saluti PIU.

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