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Eremo di Santa Maria di Pietraspaccata: un angolo di Umbria a Marano (prima parte)

Confessiamolo: pensiamo a Marano e immaginiamo quartieri-dormitorio, un intrico di strade cresciute alla rinfusa e poco altro. Al limite, un po’ di campagna (che in realtà non è “un po’, ma molto di più. Ne abbiamo parlato qui, qui e qui e ne parleremo ancora). Invece a Marano ci sono anche storia, arte, cultura e Bellezza. Sissignore: Bellezza. Come quella di un eremo francescano che è un luogo incantato a picco su un burrone boscoso: Santa Maria di Pietraspaccata.

Poiché non ci credevamo noi stessi e volevamo scoprire insieme a voi se è vero o meno che esiste questo angolo fatato del nostro territorio, abbiamo deciso di organizzare un evento Facebook. Avevamo dalla nostra un amico, Livio, che aveva postato una foto dell’eremo — da lì è partito il tutto — e sua figlia, Lidia Padricelli, che da architetto ha studiato questo luogo effettuando rilievi, tentando di ricostruire la sua storia e di restituire ai vari ambienti le loro antiche funzioni. Pare che la combinazione degli eventi sia stata fruttuosa, dal momento che domenica 5 ottobre, davanti al portone di ingresso della Masseria Foragnano, eravamo una quarantina.  Lidia dunque è stata la nostra guida.

Associazione PIU Pietraspaccata

Una masseria così importante in quel luogo non è casuale. Siamo sulla via Marano-Quarto, una strada molto antica che fa parte della viabilità storica di collegamento tra i due centri urbani e che probabilmente è durata fino ad un passato non molto lontano. Verso est la strada, dopo essere passata per il Poggio Vallesana e la Masseria Torricelli di Mugnano (dov’è un mausoleo romano), arrivava probabilmente fino a Scampia (dove incrociava la villa romana ancora oggi visibile nello spartitraffico vicino alle “Vele”). Verso ovest invece, dopo essere arrivata a Quarto, doveva congiungersi alla via Campana per giungere fino a Puteoli, l’odierna Pozzuoli. Bisogna supporre che già in un momento imprecisato del Medioevo il luogo, la cui memoria era nota da generazioni grazie alle preesistenze di epoca romana, uno o più eremiti decisero di stabilirsi qui. Alcune fonti moderne affermano (senza citare le fonti originali) che il romitaggio fu dedicato al Salvatore, e questo non stupisce dal momento che tale dedicazione è tipica del Medioevo e del periodo paleocristiano. Per la precisione questo luogo, sempre secondo alcuni, era noto come “Salvatoriello“: la gente del luogo usava forse il diminutivo per distinguerlo da un più importante luogo di culto dedicato al Salvatore,  che non conosciamo direttamente ma che una leggenda tramandatasi fino a noi identifica con quello fondato da San Gaudioso, vescovo di Abitine, una città dell’Africa romana (Gaudioso dalle nostre parti ci era arrivato fuggendo dalla persecuzione dei Vandali del re Genserico). Secondo il prof. Maniscalco, invece, la cappella di San Salvatoriello si trovava a Nazareth e oggi non ne rimane traccia. Fatto sta che, quando nel Seicento i frati decisero di venire a vivere qui, non lo fecero senza tener conto del contesto. Gli eremiti dipendevano infatti in parte dall’ambiente esterno, specialmente se (come dice qualcuno) erano francescani, i quali avevano il voto assoluto di povertà. Per questo la vicinanza di un importante asse di collegamento (il diverticolo che parte dalla via Marano-Quarto è lungo appena 1,1 km) era essenziale: era un luogo sicuro di sosta per i viandanti ed una garanzia di elemosine per i frati.

Assi viari antichi

Per arrivare all’eremo si percorre una strada di campagna fiancheggiata da orti ubertosi con vista sul litorale domitio. Il paesaggio  dei secoli passati era diverso da quello odierno: per immaginarlo pensate alla vicinissima selva e moltiplicate il suo manto arboreo tutt’attorno. Solo i campi delle masserie di Foragnano di sopra e di sotto dovevano fare eccezione in un territorio prevalentemente boschivo. Del resto per Marano quella della selva è stata sempre una risorsa naturale preziosa, che ha permesso la nascita di un artigianato specializzato nella lavorazione del legno (in particolare del castagno).

Dopo alcune centinaia di metri la strada inizia a scendere lungo il pendio del vallone, col fianco sinistra scavato nella roccia, dove qualcuno, in un giorno lontano, ha scolpito una croce greca in bassorilievo. Il sentiero è accuratamente lavorato, e presto termina nella radura dove, nel banco tufaceo, è sorto, un pezzo alla volta, l’eremo di Santa Maria di Pietraspaccata. Qui l’aria è sospesa ed ovattata come il risveglio di un bambino, colma di stupore e inondata da una luce dorata data dal rifrangersi dei raggi solari attraverso il fogliame e contro le rocce. Il silenzio che si stende sopra il respiro appena percepibile del bosco e della forra sotto di noi deve essere simile a quello che spinse i primi eremiti ad eleggere qui la loro dimora.

Croce Santa Maria di Pietraspaccata

Ora siamo in contemplazione, stentiamo a riprendere l’animato chiacchiericcio di poco prima. Siamo quaranta cittadini increduli che questo angolo di Umbria si trovi proprio qui, a Marano.

(continua)

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Francesco Panzetti

38 anni, sono laureato in archeologia romana. Sono stato libraio, editore, organizzatore di eventi e responsabile comunicazione e marketing di Archeologia Attiva. Attualmente, come consulente in User Experience Design, mi occupo di applicazioni mobile e marketing territoriale.

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