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Innovazione e immigrazione assieme per salvare vite umane 

Nel passato le difficoltà di comunicazione e di spostamento dei profughi rendevano necessaria la presenza di intermediari (trafficanti) tra il produttore di un bene (Europa e luoghi sicuri) e il consumatore finale (profugo). Una presenza che, se da un lato era vista come la radice del problema, dall’altro conteneva la dimensione stessa del problema. In altri termini, dover pagare 1500/2000 euro per garantirsi un viaggio della speranza rendeva la dimensione del fenomeno piuttosto limitata. Le cose, con l’avvento di Internet e la diffusione degli smartphone e dei social network, stanno cambiando. Le tecnologie digitali stanno alterando le dinamiche di un fenomeno che era stato affrontato (poco) è gestito (male) con soluzioni tradizionali che potremmo tranquillamente definire analogiche. Il digitale sta cambiando le regole del gioco e gli attori coinvolti. Occorre, pertanto, rivedere le ricette impiegate per controllare il fenomeno dell’immigrazione clandestina e di massa. È necessario giungere a contromisure in grado di rispondere efficacemente e tempestivamente al problema. Per non trovarsi impreparati – e le morti di questi giorni ne sono la dimostrazione – e rischiare di non controllare un fenomeno delicato e crescente che tante vittime sta causando.
È accaduto alle pellicole Kodak qualche anno fa. Le famose e diffusissime pellicole sono, con il diffondersi di fotocamere digitali, prima, e di smartphone, poi, quasi del tutto scomparse. E la Kodak ed i suoi lavoratori sono scomparsi da quel mercato nel giro di pochi mesi.

Dopo le pellicole potrebbe essere la volta dei trafficanti di esseri umani. Anche questa figura, tanto osteggiata e temuta dall’Europa, rischia di soccombere. E, da un certo punto di vista, una tale evenienza potrebbe essere vista come una parziale soluzione al problema. Senza ‘guide’ si porrebbe, in parte, fine ai flussi migratori illegali. Si potrebbe essere indotti a pensare che la disintermediazione (un concetto piuttosto abusato negli ultimi tempi) sia riuscita a debellare un (pezzo del) problema che non si era sconfitto con le classiche tecniche di Politica Estera, le diplomazie dei Paesi e il controllo delle coste e dei confini. Purtroppo non è così. Anzi, il fenomeno potrebbe subire una escalation e diventare ancora più di massa e dirompente.

Riprendo una dichiarazione di un volontario serbo riportata in una intervista pubblica sul sito di Huffingtonpost qualche giorno fa (http://www.huffingtonpost.it/2015/08/28/tecnologia-profughi_n_8052710.html): “Ora i trafficanti stanno perdendo quota perché le persone vanno avanti da sole, grazie a Facebook”, dice Mohamad Haj Alì, 38 anni, volontario di una agenzia per lo sviluppo a Belgrado, la capitale della Serbia che sta diventando una delle tappe principali dei migranti. Alì parla della enorme popolarità di un gruppo Facebook denominato “Traffica te stesso in Europa senza trafficanti”.

I nuovi migranti utilizzano Facebook e Whatsapp per orientarsi negli spostamenti e fornire informazioni a chi ha deciso di spostarsi senza l’aiuto di guide (trafficanti).

È, pertanto, evidente che le cose stanno cambiando e che di conseguenza il fenomeno va affrontato in maniera diversa da come si è fatto in passato, e fino ad oggi. Anche in questo caso il capitale umano e le competenze digitali, in particolare, assumono un ruolo fondamentale.

Diventa indispensabile affrontare il problema attraverso lo studio dei tanti dati presenti in Rete (Big Data), studiare le informazioni scambiate dagli smartphone tramite la Rete (Internet of Things), analizzare i comportamenti dei “profili” a rischio sui social media (Social media analysis) e tanto altro ancora. Per fare tutto ciò si deve ricorrere a competenze che l’Europa, più che i singoli Paesi, deve considerare e coinvolgere nella individuazione delle Politiche di gestione di un fenomeno che potrebbe assumere sempre più dimensioni bibliche.

Questi fenomeni aprono un altro interrogativo:”gli strumenti social diventano sempre più invasivi e diffusi. Gli utenti o profili di questi social network rappresentano, in numero, una popolazione vasta quanto quella di un continente. Nel caso dell’Europa anche 3 volte la sua popolazione attuale. In che modo i Paesi, l’UE e le intelligence stanno guardando a questi strumenti e ai dati che da essi è possibile raccogliere per analizzare e contrastare fenomeni come quelli delle migrazioni di gruppo e di massa? Perché non si stanno utilizzando le tecniche di Location Based Services (LBS) per controllare e prevenire fenomeni di spostamenti di massa che tante vittime stanno mietendo in questi mesi?”.

L’argomento è piuttosto complesso e articolato, e meriterebbe un approfondimento più ampio di quello che si può trovare all’interno di un articolo.

In gioco ci sono tante vite umane o – per dirla nel linguaggio social – tanti profili social da salvare. Occorre fare di più e presto. Se, con l’impiego di queste tecniche innovative, riusciremo a salvare anche una sola vita umana ne sarà valsa la pena.

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Crescenzo Coppola

Sono nato a Napoli nel 31 Avanti IPhone. Ingegnere e manager appassionato di Innovazione, ICT e Digitale. Chi vuole contattarmi può raggiungermi su twitter: @crescoppola

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