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Le sfide per la crescita: innovazione, imprenditorialità e occupazione

Instagram, l’applicazione per condividere le foto e i video nata soltanto 4 anni fa, ha 30 milioni di utenti e soltanto 13 dipendenti. Kodak, storica azienda leader nella produzione di pellicole fotografiche, nel gennaio del 2012 è finita in dissesto finanziario con oltre 140.000 dipendenti, travolta dalla innovazione digitale. E’ uscita dalla bancarotta riposizionando la produzione nelle tecnologie per la stampa. Su questi due esempi credo sia interessante ed opportuno aprire una riflessione. Iniziamo con l’osservare che la new economy è a scarsa intensità di manodopera e potrebbe sembrare poco promettente dal punto di vista occupazionale. Questa conclusione è stata confutata dall’economista Enrico Moretti, che con uno studio molto interessante ha dimostrato che per ogni posto di lavoro creato nel campo dell’innovazione se ne creano altri 5 negli altri ambiti (edilizia, ristorazione, servizi, etc.). Inoltre, non è coprendosi gli occhi che si evita il pericolo. Ai processi di cambiamento non possiamo sottrarci in quanto rischieremmo di restare ancorati al passato e pertanto di estinguerci.

L’innovazione in realtà rappresenta una importante opportunità per quei Paesi privi di fonti di vantaggio interno quali la dimensione del mercato interno, il basso costo del lavoro, l’abbondanza di risorse energetiche e di materie prime.

Un esempio molto interessante da cui prendere spunto è il processo di creazione del modello “Silicon Valley”. La domanda da porci è la seguente: “come mai da quel pezzo di territorio americano sono venute e ancora vengono fuori importanti realtà imprenditoriali che hanno rivoluzionato la geografia del mercato mondiale?”. Tale effetto è dovuto ad una elevata concentrazione di fortuna o è il frutto di un insieme di scelte politiche che nel corso dei decenni hanno favorito tutto ciò?

Indubbiamente la risposta esatta è la seconda, per quanto spesso ci lasciamo prendere dalla credenza popolare che ci porta ad attribuire i successi, anche imprenditoriali, alla fortuna.

La Silicon Valley è il cuore dell’innovazione americana e, fino a qualche anno fa, mondiale. Quel luogo, o meglio quel “sistema”, nasce da settant’anni di investimenti pubblici e militari nella tecnologia. Trae origine da una politica industriale lungimirante, concepita da uomini come il presidente Franklin Delano Roosevelt, Vannevar Bush e Jcr Licklider.

In particolare, Vannevar Bush svolse un ruolo chiave nel sistema innovativo a stelle e strisce. Durante la Seconda Guerra Mondiale, infatti, è messo da Roosevelt a capo dell’Ufficio per lo Sviluppo Scientifico e della Ricerca per coordinare seimila scienziati nello sforzo bellico. Nasce così un flusso continuo, ancora oggi vivo, che trasporta il sapere dai laboratori fino alle applicazioni. Ed è ad una agenzia guidata da Bush, il National Defense Research Committee – che verrà assegnato il compito di far lavorare assieme il governo, le forze armate, le aziende e le università.

In sintesi si può affermare che l’innovazione tecnologica “made in USA” non nasce dal libero impegno di scienziati e imprenditori ma è il frutto di investimenti pubblici e di una politica lungimirante.

L’innovazione, dunque, essendo una importante opportunità per il nostro Paese deve diventare centrale nell’agenda politica del Governo attraverso la creazione di una linea di azione in cui tutti devono sentirsi coinvolti: governo, Istituzioni finanziarie, media, imprese, famiglie, Unione europea, amministrazioni locali. Per fare ciò occorre accelerare sulle riforme in grado di abilitare una piattaforma competitiva più moderna e allineata a quella degli altri Paesi. Le Riforme del mercato del lavoro, quella della scuola, della digitalizzazione e della PA rappresentano una condizione necessaria, ma non sufficiente, per l’avvio di una politica industriale sull’Innovazione. Affinché tale condizione diventi anche sufficiente occorre uno sforzo comune che non riguarda soltanto la politica ed il governo, ma anche le imprese, i media e le famiglie italiane.

Da una indagine condotta da Deloitte è emerso che tra gli italiani c’è scarsa consapevolezza del ruolo dell’istruzione e la percezione che l’innovazione non sia uno dei volani essenziali per lo sviluppo. In base all’indagine, soltanto il 20% delle famiglie considera un’istruzione di qualità come priorità di intervento per il rilancio occupazionale, rispetto al 53% della Germania, al 50% del Regno Unito e al 53% della Spagna.

Occorre pertanto investire tanto in educazione all’innovazione portando nelle scuole, a partire da quelle Primarie, l’importanza della formazione di qualità sui temi dell’innovazione e delle nuove tecnologie.

Abbiamo, per concludere, tanto lavoro da fare per rilanciare un Paese che rimane il più bello del mondo. Da posti come questi (Leopolda) si può avviare un grande progetto di cambiamento e di crescita che consenta al nostro Paese di diventare un centro d’attrazione e d’investimento collocato nel cuore dell’Europa e punto di collegamento con i Paesi emergenti dell’Est Asiatico.

Il futuro è solo l’inizio, e noi abbiamo cominciato!

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Crescenzo Coppola

Sono nato a Napoli nel 31 Avanti IPhone. Ingegnere e manager appassionato di Innovazione, ICT e Digitale. Chi vuole contattarmi può raggiungermi su twitter: @crescoppola
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